venerdì 31 gennaio 2020

I giorni caldi della merla


I cosiddetti giorni della merla sono, secondo la tradizione, gli ultimi tre giorni di gennaio (29, 30 e 31). Sempre secondo la tradizione sarebbero i tre giorni più freddi dell'anno.
Ma dato che "non ci sonopiù le stagioni di una volta" vale anche " non ci sono più i giorni della merla di una volta".
Abbiamo avuto temperature decisamente primaverili....chissà cosa dovremo aspettarci!
Stando al sito meteo.it  le previsioni non lasciano dubbi: secondo l’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts, nei prossimi giorni l’alta pressione ora presente sull’Italia cambierà aspetto e acquisterà connotati sub-tropicali. Nel corso del weekend l’anticiclone nordafricano si avvicinerà all’Italia, e le temperature cominceranno una escalation a dir poco sbalorditiva, basti pensare che tra domenica 2 e lunedì 3 febbraio Milano toccherà i 15-16 C°, Roma 18 C°, mentre al Sud si supereranno i 20 gradi. Un clima decisamente anomalo, ma che ben presto muterà radicalmente. 
Il Centro Europeo prevede, infatti, il freddo in arrivo a partire dal 5 febbraio, un totale cambio di circolazione atmosferica. 
Io penso che a parte noi umani, anche gli animali, soprattutto quelli migratori, possano risentire negativamente tutto questo sconvolgimento climatico e la situazione non è certo bella. Cerchiamo anche noi nel nostro piccolo di provvedere quando farà di nuovo freddo,  a mangiatoie, se posibile al riparo dalla pioggia o gelo, per i poveri merli e per tutti gli altri uccellini!  (Qui un precedente post che vi darà inforazioni al riguardo).

lunedì 27 gennaio 2020

L'Australia brucia: cause, dati e fake news


Questo blog non ha ancora 'detto' nulla sulla situazione incendi in Australia dove moltissimi animali hanno perso la vita, una situazione davvero terribile. 
Ho voluto approfondire l'argomento, vi posto uno stralcio e il link dell'articolo molto interessante, perchè spiega meglio senza generalizzazioni o dare false notizie.

"L’Australia brucia da settembre e la conta dei danni sale vertiginosamente di ora in ora. Secondo le ultime stime dell’8 gennaio, siamo a 10,7 milioni di ettari percorsi dal fuoco: un’area pari a Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Trentino, Veneto, Friuli Venezia Giulia e mezza Emilia Romagna messi insieme. Anche le aree protette non sono state risparmiate dalle fiamme, come il Wollemi National Park (sito UNESCO) e Kangaroo Island, solo per citarne due. 
In questi mesi sono andati distrutti oltre 6.000 edifici, di cui 2.000 abitazioni; gli sfollati sono oltre 100.000 e 28 persone sono morte. L’aria densa di fumo, dalle tinte gialle e rosse, è irrespirabile. Mentre le stime sulla fauna colpita – ancora preliminari – fanno rabbrividire. 
Il bilancio, solo parziale, è già terribile così. Proviamo a capirne di più e diradare il fumo su dati, immagini, cause e notizie che si rincorrono in questi giorni. 
La situazione attuale 
Per avere un metro di paragone, gli incendi del 2019 hanno spazzato via 900.000 ettari di Amazzonia e 4,5 milioni di ettari in Siberia. È chiaro quindi che in Australia stiamo parlando di incendi che hanno già devastato una superficie pari al doppio dei roghi che hanno sconvolto l’opinione pubblica nel 2019. E purtroppo siamo solo all’inizio dell’estate australiana, che terminerà a fine febbraio. 
Per quanto 10,7 milioni di ettari siano molti, attenzione però a dire che “l’Australia è in fiamme”. Fortunatamente non è così: fino ad ora il fuoco ha percorso “solo” l’1,4% di tutto il territorio australiano pari a 769 milioni di ettari. A contribuire a questa falsa percezione è stata un’immagine pubblicata su Instagram da un grafico di Brisbane, Anthony Hearsey. A una prima sommaria occhiata, l’immagine poteva risultare uno scatto immortalato dallo spazio, con l’Australia ripresa dall’alto e costellata di fuochi. In realtà Hearsey ha utilizzato i dati satellitari raccolti dal sistema FIRMS della NASA per creare un rendering 3D, insomma un’infografica, che mostra la somma di tutti gli incendi sviluppatisi nell’ultimo mese. Ma c’è di più, non solo è una somma di tutti gli incendi dell’ultimo mese e la maggior parte di questi è già spento, ma le dimensioni di ogni singolo fuoco sono state ingrandite – come ha dichiarato l’autore stesso – per aumentare l’effetto di bagliore. 
È quindi una rappresentazione artistica dei dati. Non la realtà, né attuale né passata."

Il resto dell'articolo QUI leggetelo perchè merita.
 

giovedì 16 gennaio 2020

17 gennaio Sant'Antonio Abate protettore animali domestici

Domani sarà il 17 gennaio e si festeggia Sant'Antonio Abate, Santo particolarmente caro a chi ha gli animali domestici.

In Italia esiste una vera e propria venerazione per Sant’Antonio Abate (da non confondere con Antonio patrono di Padova): basta passare in rassegna le decine di eventi organizzati in suo onore il 17 gennaio, data della sua morte, dalla Lombardia fino alla Sicilia. 
Eppure leggendo qualche cenno della sua biografia si scopre che il santo non ha alcun legame con il nostro Paese: Antonio fu un eremita egiziano, vissuto nel IV secolo dopo Cristo, cui si deve l’inizio del cosiddetto “monachesimo cristiano”, ovvero della scelta di passare la vita in solitudine per ricercare una comunione più intensa con Dio. Evidentemente bastò questo “primato” per diffondere il culto in tutta Europa, cui si aggiunsero, nel tempo, molti tratti popolari. Fin da epoca medievale, Sant’Antonio viene infatti invocato in Occidente come patrono dei macellai, dei contadini e degli allevatori e come protettore degli animali domestici; questo, forse, perché dal maiale gli antoniani (i seguaci di Antonio) ricavavano il grasso per preparare emollienti da spalmare sulle piaghe. Antonio, dice la tradizione, era anche un taumaturgo capace di guarire le malattie più tremende. E poi, c’è la credenza popolare che vuole che il Santo aiuti a trovare le cose perdute. Al nord si dice "Sant'Antoni dala barba bianca fam trua quel ca ma manca” e al sud - dove viene spesso chiamato Sant’Antuono, per distinguerlo da Antonio da Padova - "Sant'Antonio di velluto, fammi ritrovare quello che ho perduto”.

fonte e altre notizie sulle feste : QUI 

Da voi si festeggia questo Santo? Dalle mie parti si usa fare benedire gli animali, ma cadendo di venerdì forse alcune parrocchie lo faranno domenica. Poi si usa fare i tortelli dolci o le ciambelline.

lunedì 6 gennaio 2020

La leggenda della Befana e del suo gatto nero



Non tutti sanno, ma, secondo una leggenda di un autore sconosciuto, la Befana era accompagnata da un gatto nero e lei era l’unica ad averlo poiché si narra che un tempo i felini fossero tutti tigrati. 
La storia del gatto della Befana allontana le stupide credenze che vedono il gatto nero portatore di malaugurio. Al contrario, si dice che porti fortuna. Vediamo perchè.
La storia del gatto della Befana
In un tempo dove tutti i gatti erano tigrati, solo uno era neromantato: quello della Befana. Il micio accompagnava la vecchina durante i suoi viaggi attorno al mondo, il 6 gennaio, ma sempre a cavallo della scopa, in alto nel cielo.
Curioso come tutti i felini, il gatto si domandava spesso come fosse la vita degli umani sulla terra ferma. Ma quando le festività finivano, il micio andava come in letargo dormendo con la Befana tutto l’anno in attesa del 6 gennaio seguente. Una notte, il felino si sporge per osservare meglio il paesaggio sottostante ma accidentalmente fa cadere un regalo.
L’anziana invece di arrabbiarsi decide di mandarlo nella casa dove è caduto il regalo, sapendo che con quella famiglia il gatto sarebbe stato più felice. Sceso dal camino della casa, il gatto induce lo stupore della famiglia ma soprattutto del bambino, il quale, salta dalla gioia per aver ricevuto questo dono inaspettato. I genitori del bambino, vedendo la felicità del figlio, non hanno il coraggio di separarli e da allora si iniziarono a vedere in giro anche gatti neri.
I gatti dal mantello nero sono un regalo della magica notte dove i sogni diventano realtà e per questo, nonostante sciocche superstizioni, portano fortuna!
Il dono più bello che la Befana possa farvi è un gatto nero, perciò, se oggi, giorno dell’Epifania, trovate un gatto nero randagio, portatelo a casa e adottatelo, se potete.

fonte: https://wamiz.it/news/18537/la-leggenda-della-befana-e-del-suo-gatto-nero

lunedì 30 dicembre 2019

Come ogni anno : no ai botti !





Come tutti gli anni questo blog raccomanda di non festeggiare coi botti il fine anno ed il Capodanno. 
Oltre ad essere pericolosi per i ns amici animali, lo sono anche per l'uomo: infatti ogni anno questa usanza conta molti feriti se non alcuni morti, ne vale la pena?
Ci sono tanti altri modi per festeggiare, anche più silenziosi ed ugualmente belli! 
Quindi " No ai botti....sì ai biscotti!" 
Buon 2020 a tutti ! 

lunedì 23 dicembre 2019

Due raccomandazioni sempre valide




Con queste due raccomandazioni sempre valide, io e i miei pelosi auguriamo Buone Feste Natalizie a voi ed ai vostri familiari ....pelosi e non ! ;-)

giovedì 19 dicembre 2019

La gatta più longeva d'Italia è Micia !

Quest' anno gli auguri di Natale ve li fa lei, Micia la gatta più longeva d'Italia! Il mio gatto compirà 14 anni il prossimo anno....chissà mai se arriverà a tale veneranda età!? :-)


Era il 1987 quando una giovanissima “trovatella” si affacciava per la prima volta nel pagliaio dei Bernardini, agricoltori di Venturina Terme, nel Livornese. 
Da allora, questa gattina dal pelo color miele non se n'è mai più andata, pur rimanendo in libertà: di giorno scorazzava nei campi, ma di notte rientrava sempre a casa, “abbracciata” dall’affetto della sua nuova famiglia. 
A questa gattina speciale quest'anno l'Enpa (Ente nazionale protezione animali) ha deciso di dedicarle una targa: a lei, ma anche ai suoi padroncini che l'hanno accudita con cura in tutti questi anni. 
Certo non è il primo gatto a superare la veneranda età di trent’anni: secondo il Guiness World Record, il gatto che ha vissuto di più in assoluto è stato Creme Puff negli Stati Uniti, morto a 38 anni. 
Ma per Micia è sicuramente record in Italia, e non è detto che non superi quello mondiale. 

fonte: https://www.leggo.it/animali/micia_la_gatta_livornese_compie_32_anni_diventa_la_piu_longeva_di_sempre_italia-4913421.html 
foto dal web

lunedì 9 dicembre 2019

La storia di Giovannino

 Per non dimenticare.....dal web:

Può darsi che per alcuni, proiettati al futuro e non toccati direttamente dall’accaduto, il terremoto di Amatrice, Accumoli e Pescara del Tronto del 24 agosto 2016 sia solo un lontano ricordo. 
Chi ancora vive nelle abitazioni provvisorie, ed ha perso quasi interamente la sua città, ne sente certamente ancora l’intensa onda distruttiva. 
Una realtà poco conosciuta è che nelle zone colpite dal sisma qualcuno ancora vive: alcuni animali, che proprio si rifiutano di abbandonare l’area che considerano la loro casa. Come il gatto Giovannino di Accumoli. 
Qualcuno potrebbe chiedersi perché Giovannino non viene portato via da Accumoli, specialmente ora che il freddo inizia, per la terza volta da quando è tremata la terra, a stringere l’Italia nella sua morsa.  Nei fatti, in primo luogo, il gatto Giovannino di Accumoli di andarsene da quella che ritiene casa sua non ne vuole sapere. Il suo umano, perché qualcuno che lo ama e con sé lo riprenderebbe ce l’ha, pare sia comunque impossibilitato a portarlo a casa con sé per via della permanenza in casetta provvisoria. Non manca, comunque, di andare a trovarlo e portargli cibo, acqua e coccole più volte a settimana. E ogni fine settimana, che anche chi provvede a nutrire i mici della zona rimpinguando il punto pappa comune, a cui ha accesso anche Giovannino. Non solo: la sua salute è tutelata da un buon antiparassitario.
Forse, questi mici non rivedranno le mura delle loro case ergersi verso il cielo. 
Non cambia, comunque, il loro attaccamento al luogo che hanno scelto per se stessi. 
Leali, fino in fondo.

fonte: https://www.gcomegatto.it/il-gatto-giovannino-di-accumoli-che-non-ha-abbandonato-la-sua-casa-e-dorme-sulle-sue-macerie/

venerdì 6 dicembre 2019

Le strenne natalizie per aiutare il Rifugio di Paganica (AQ)

Ricevo e posto questo appello per aiutare i volontari del Rifugio di Paganica (AQ).

"Cari amici, ormai è tradizione: sono arrivate le Strenne 2019!
Anche quest'anno abbiamo preparato i doni solidali per sostenere i 400 cani ospiti del nostro Rifugio di Paganica (AQ), e le tante attività che svolgiamo sul territorio di L'Aquila. 
Come di consueto ci saranno i nostri dolci per allietare le vostre feste, e i 12 musetti che abbiamo scelto per farvi compagnia il prossimo anno: i cani del calendario 2019! 

Ecco tutte le Strenne di questo Natale 2019! 
- Il Calendario "12musi 12 mesi": calendario da muro 12 mesi; offerta minima 5 euro. 
- Il PanettonBau: panettone artigianale con uvette e canditi in confezioni da 1 Kg; offerta minima 11 euro. 
- Il PandorBau: pandoro artigianale, con bustina di zucchero a velo, in confezioni da 1 Kg; offerta minima 11 euro. 
- Il TorronBau: torroncino artigianale, morbido al cioccolato con nocciole tostate, in pezzi da 50g; offerta minima 3 euro. 
- L'Ossino: tavoletta a forma di osso, in cioccolato al latte e ricoperta di cioccolato bianco, artigianale, da 40g; offerta minima 3 euro. 
- La Zampetta: tavoletta a forma di zampa, in cioccolato al latte e ricoperta di cioccolato bianco, artigianale, da 40g; offerta minima 3 euro. 

Come averle? 
 → A L'Aquila è possibile trovare le Strenne presso gli amici che - anche quest'anno - hanno messo a disposizione in modo gratuito i loro spazi per sostenerci: qui l'elenco aggiornato. 
 → Presso i volontari dell'Associazione, contattando il 329.9064859 oppure scrivendo a info@cuccefelici.com. 
→ Per posta! Se siete lontani, non preoccupatevi: con l'aggiunta delle spese di spedizione, basta scriverci: info@cuccefelici.com e le faremo recapitare dove volete. 

Grazie per il vostro supporto!"

venerdì 29 novembre 2019

Un'amara sorpresa....


Cari amici degli animali se avete cani o gatti non fate l'errore che ho fatto io....viste le continue pioggie e  pensando che fosse il momento giusto, ai primi di novembre ho tolto il collare antiparassitario del mio cagnolino ....ieri l'ho portato dalla toelettatrice per il bagnetto e...amara sorpresa, quando sono andata a riprenderlo lei mi ha detto che aveva parecchie pulci! 
Io sono 'cascata dalle nuvole' in quanto proprio non me ne ero accorta pur spazzolandolo/pettinandolo almeno una volta a settimana se non due....lei mi ha detto che ultimamente ci sono moltissimi cani con pulci, perchè questa umidità le ha fatte proliferare ovunque....ed io che pensavo fossero tutte annegate!!! 
Siamo corse subito ai ripari mettendo un nuovo collare, tornati a casa ho controllato ben bene il gattone, ma proprio non ne ho viste: sarà per il pelo così folto che ha che non sono penetrate, non so...fatto sta che goccine messe subito al gatto! Poi ho preso le cucce, cuscini, copertine varie, copridivano e sono subito corsa a lavarle, ho aspirato dappertutto, lavato per terra, insomma spero di aver debellato il problema. Maledette pulci! (per fortuna la zona notte è 'interdetta' al cane quindi me la sono cavata!)
Questo post serva a tutti voi per mettervi in allarme e dirvi di continuare a mettere goccine o collari ai vostri pets, così da non dover prendervi uno spavento come ho preso io! 

lunedì 18 novembre 2019

Non regalare un cucciolo a Natale se ...


Un cane o un gatto o qualsiasi altro animale NON è un giocattolo.
Se si decide di regalarlo per Natale o per qualsiasi altra occasione ricordatevi che un animale è per sempre, entrerà a fare parte della vostra famiglia e come tale dovrà sempre essere considerato.

Un cucciolo è carino, grazioso, ma ricordate che quell'essere poi diventerà adulto, vecchio o magari avrà problemi di salute.....ci sono i pro e i contro....dovete valutare tutto perchè, ripeto, lui entra nella vostra casa e deve essere PER SEMPRE ! (che spero siano tantissimi anni!)
Pesateci bene e, comunque, ci sono anche i cani dei canili che aspettano una famiglia e loro, più di altri, hanno bisogno di voi! 
 
  

giovedì 31 ottobre 2019

Halloween pets


A quanto parte Halloween ha contagiato anche i nostri pets! :-)

venerdì 18 ottobre 2019

Appello della Difesa per i cani con le stellette a fine servizio

 Hanno salvato vite umane, fiutato droga, individuato esplosivi, ordigni o magari mine in territori di guerra, poi, dopo anni di onorato in servizio, arriva il momento di dire addio alla vita operativa da “cane con le stellette”. 
Questi autentici eroi a quattro zampe, alla fine del servizio, vengono spesso adottati dal personale militare e dagli stessi conduttori, con i quali sul campo si è creato un rapporto speciale, ma che sono a quel punto costretti a sobbarcarsi di tutte le spese veterinarie e di assistenza. La proposta di «garantire ai cani ceduti al personale militare l’assistenza veterinaria a carico del servizio veterinario militare» e di istituire «un’assicurazione sulla vita dell’animale» era stata lanciata nei mesi scorsi dal Consiglio intermedio di rappresentanza del Comando logistico dell’Esercito, nella speranza che la modifica di legge, necessaria, venisse accolta nel provvedimento correttivo al riordino dei ruoli. Ma al momento non ve ne è traccia e la questione resta irrisolta. 
«E assurdo considerare come, a distanza di un anno, la ‘situazione dei cani con le stellette’ non sia stata risolta e giaccia in una stagnante palude tra l’indifferenza della classe politica che non ha mosso un dito per difendere e garantire la dignità dei nostri amici a quattro zampe», afferma all'Adnkronos Francesco Gentile, delegato Cocer. 
«Dopo la conclusione della loro vita operativa, circa otto anni, nel corso dei quali vengono considerati a tutti gli effetti dei militari con tanto di foglio matricolare, medaglie e cerimonie, si spengono i riflettori e, di fatto, sono abbandonati al loro destino – sottolinea - Dei cani ‘alienati’ si occupano soltanto i loro conduttori, prendendoli in affido, con tutti gli oneri del caso ed, esclusivamente, a loro spese, togliendo dal bilancio familiare una fetta consistente di denaro che va a coprire cure mediche, assistenza veterinaria e quant’altro. La soluzione alternativa è l’adozione o, nella peggiore delle ipotesi, la soppressione». 
 «Quello che fa più male è ritenere che questi nostri fedeli alleati in missione di pace all’estero e impiegati in attività pericolose, vengano considerati “merce”, qualcosa di cui disfarsi quando non servono più», sottolinea il delegato Cocer aggiungendo che «i cani militari, alla stregua dei cani poliziotti, vengono esposti nelle prime pagine dei social network addirittura da sottosegretari di Stato che, certamente non sono a conoscenza del loro iter. Sfruttati e poi abbandonati senza tutela veterinaria adeguata. Se sapessero come si svolge la loro esistenza ‘dopo’: cosa farebbero? Ecco, è proprio a loro che lancio un accordato appello». 
Per questi amici speciali amici a quattro zampe, dal passato particolarmente coraggioso, «pari dignità e pari diritti, in “operatività” e dopo, quando la vita è meno esposta, meno abbacinata dalle luci dei flash – chiede Gentile - Perché, anche quella porzione di vita è degna di essere vissuta».

fonte:https://www.lastampa.it/la-zampa/cani/2019/10/14/news/l-appello-della-difesa-date-assistenza-veterinaria-per-i-cani-con-stellette-a-fine-servizio-1.37743052

giovedì 10 ottobre 2019

Perchè adottare un cane


Nella foto sto indicando a Lolo quanti cani sono in attesa di essere adottati, lui è stato fortunato e dal 1 marzo vive con noi....dai anche tu questa fortuna a uno dei tanti cani che sognano una famiglia e vi daranno tantissimo amore!

Ma se vi state chiedendo "perchè adottare un cane e non comperarlo?" Allora questo articolo fa per voi:

 Adottare un cane rappresenta la soluzione migliore: per togliere il cane dal triste ambiente dei canili e anche per non alimentare il commercio degli allevamenti, spesso gestito con scarsa etica. Perché adottare un cane fa bene a tutti.
Allargare la famiglia aprendo le porte di casa ad un amico a quattro zampe è sicuramente una scelta molto impegnativa, specie se l’amico in questione è un cane. Già, perché a differenza dei gatti – sicuramente più autonomi e indipendenti – i cani necessitano di molte cure e attenzioni durante l’intero arco della loro vita. Ma è anche una grande gioia.

Prima di adottare un cane: le domande da farsi 
Innanzitutto, bisogna considerare ogni aspetto e implicazione che questa decisione comporta. 
Da un lato, rappresenta un amico fedele e gioioso, una presenza positiva sia per adulti che per bambini che col passare del tempo ripagherà le vostre cure con tanto affetto e riconoscenza. Dall’altro, è una scelta di responsabilità che comporta impegno e sacrifici. Soprattutto, richiede molto tempo da dedicare alle sue numerose esigenze. 
Prima di fare questo passo, dunque, è necessario porsi delle domande per far sì che la decisione non si trasformi in un’esperienza spiacevole e dolorosa sia per il cane che voi stessi. È importante considerare il punto di vista di tutti i componenti della famiglia per capire se l’accordo è unanime e condiviso. Altrettanto importante è scegliere con raziocinio il tipo di cane da adottare. 
Bisogna essere sicuri di potere assicurargli almeno tre uscite giornaliere per i suoi bisogni e per l’esercizio fisico. Va anche valutato se si è in grado di sostenere questa scelta anche da un punto di vista economico (cibo, cure mediche, vaccinazioni periodiche, ecc).
Se dopo aver considerato la cosa sotto ogni punto di vista siete determinati nel portare a termine il vostro proposito di adottare un cane, quello che dovete fare è valutare attentamente il tipo di cane da adottare in relazione alle vostre abitudini, all’abitazione in cui si vive e, non meno importante, al proprio carattere. 
Adottare un cane: le cose da sapere  
Perché possa inserirsi armoniosamente in famiglia e trovare spazio in casa, bisogna che il cane in questione risponda ad una serie di parametri – fisici e caratteriali – strettamente aderenti al vostro stile di vita: 
  •  Grandezza dell’abitazione: è determinante nella scelta della taglia. Se disponete di ampi spazi e di un giardino potreste optare anche per cani di grossa taglia, difficili da gestire in piccoli appartamenti dove non sareste in grado, facendoli inevitabilmente soffrire. 
  •  Sesso: la scelta di adottare un maschio o una femmina è del tutto personale ma nel caso optasse per una femmina sarà opportuno valutare la possibilità di sterilizzazione. 
  •  Età: chi vuole adottare un cane molto spesso preferisce optare per un cucciolo piuttosto che per un cane adulto. Tenete presente, però, che un cucciolo richiede molte più attenzioni e cure e specie durante i primissimi anni di vita potrebbe rivelarsi molto più impegnativo di un cane adulto che in genere tende ad adattarsi meglio e più rapidamente alla nuova famiglia. 
  • Mantello: generalmente i cani a pelo lungo hanno bisogno di essere spazzolati molto più frequentemente di quelli a pelo corto. Inoltre, in caso di allergie, la loro presenza potrebbe costituire un problema…
 Fonte: https://www.tuttogreen.it/perche-adottare-un-cane-fa-bene/
vai a questo link  per approfondire sulle razze se vuoi saperne quale è adatta a te, ma ricorda che anche un comunissimo "incrocio" può dare amore e gioia! 

venerdì 4 ottobre 2019

4 ottobre San Francesco

Oggi 4 ottobre si festeggia San Francesco d'Assisi e questo blog lo ricorda come amico degli animali, con questo bel articolo.

San Francesco d’Assisi, anima aperta a tutte le creature, di esse amico, fratello e cantore, le abbracciava con un amore e una devozione quale non si è mai udita; un amore riguardoso, tenero, delicatissimo, universale, che gli faceva scorgere l’immagine di Dio in tutti gli esseri creati. Francesco fu così potente da domare gli animali feroci, addomesticare quelli selvatici, ammaestrare i mansueti, indurre all’obbedienza i bruti. 
Dopo la prima predica agli uccelli, nel paese di Bevagna, il Serafico Padre rinnovò finché fu in vita, i suoi incontri con gli animali in circostanze e modi singolari e imprevedibili. Attratti dalla sua santità, erano i primi ad attenderlo al suo passaggio e nei luoghi delle sue soste penitenziali, specialmente gli uccelli che tessevano voli attorno alla sua dimora quasi a mostrare la loro gioia per il suo arrivo. 
Il santo, da parte sua li accoglieva premurosamente chiamandoli fratelli e sorelle, s’intratteneva parlando con loro e invitandoli a lodare il loro creatore.
Ma non solo gli uccelli si beavano della compagnia del santo; un giorno, avendo egli ricevuto in dono da un pescatore un uccello acquatico, questo non voleva più andarsene, e Francesco dopo essere rimasto a lungo in preghiera, comandò dolcemente all’uccello di tornare in libertà. Il suo amore, infine, lo spinse a raccogliere dalla terra perfino i piccoli vermi, perché non fossero calpestati. 
Ogni incontro con gli animali era per Francesco un momento di gioia perché avvertiva in loro la presenza di Dio. Egli, trattando con gli animali sapeva anche far valere la necessaria fermezza, come quando stipulò un accordo tra gli abitanti di Greccio e i lupi che imperversavano su quel territorio. Allo stesso modo parlò al feroce lupo di Gubbio ammonendolo a riappacificarsi con gli abitanti del posto, e quello, muovendo il corpo, la coda e inchinando il capo mostrò di accettare il patto. 
In seguito diventò mansueto come un agnello e morì di vecchiaia due anni dopo.
Francesco si muoveva molto e quindi incontrava facilmente gli animali, alcuni si fermavano persino a vivere con lui: si narra che due pettirossi un giorno entrarono a fargli visita mentre era seduto a mensa per piluccare le briciole che cadevano dal frugale desco e la cosa si ripeté nei giorni seguenti finché un giorno si presentarono ai frati con i loro figlioletti, quasi volessero affidarli alle loro cure, dopo di ché non si fecero più rivedere. I piccoli acquistarono sempre più confidenza con i religiosi, assumendo il cibo con loro in un clima di vicendevole amicizia. 
Accadde che un giorno il santo incontrò un giovane che stava andando al mercato a vendere due tortorelle che aveva catturato, gliele chiese per evitare che venissero uccise e disse alle tortore di non farsi più catturare, anzi di farsi un nido e moltiplicarsi. Quelle tortore restarono accanto al santo per molto tempo con la loro prole fino a quando lo stesso non le benedì dando loro licenza di partire. L’episodio più toccante è però quello della pecorella regalata alla Porziuncola e che condivise col Santo per un po’ di tempo la vita monastica. Francesco l’ammoniva a lodare Dio e la pecorella metteva in pratica i suoi insegnamenti con grande cura. 
Quando essa sentiva cantare i frati in coro entrava in chiesa e piegava le ginocchia, emettendo teneri belati davanti all’altare della Madonna come se fosse impaziente di salutarla. Durante la celebrazione della messa, al momento dell’elevazione, si curvava con le ginocchia piegate, quasi volesse incitare i devoti alla preghiera.

fonte: https://www.saivivere.it/contenuti-tematiche/natura-ed-ecologia/item/308-s-francesco-d-assisi-e-gli-animali